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PERSONAGGI

protagonista

antagonista

spalla

carta d’identità

Ogni personaggio racchiude un po’ del suo ideatore. Il sistema dei personaggi (protagonista, antagonista, spalla ecc) è lo scheletro portante di ogni storia ben riuscita. Ogni personaggio deve essere riconoscibile a prima vista: prima di scrivere una storia dobbiamo avere ben chiara la carta d'identità di ognuno.

Cerchiamo di approfondire.

I PERSONAGGI


L’idea iniziale ruota intorno ad alcune domande come:
Chi? Oppure Che cosa? (chi - che cosa è il personaggio? Ma anche chi - che cosa ha causato un determinato evento?).
Dove? (In quale luogo, città, paese, pianeta si svolge la storia?).
Quando? (In quale epoca si svolge?).
E si completa con dettagli sul perché (perché il personaggio agisce o reagisce così?) e sul come (come può salvarsi?).
Vediamo questi punti con ordine.

L’idea si sviluppa certamente attorno a un personaggio, sia esso un essere umano, o un animale, o una figura aliena o fantastica.
Ogni personaggio racchiude un po’ del suo ideatore. La ragione profonda che ci spinge a raccontare una storia è infatti dentro di noi, è una ragione emotiva che può nascondere spunti autobiografici, o almeno un confronto implicito tra noi, in quanto esseri umani, e la nostra creatura immaginaria. Nel personaggio metteremo qualche tratto di come siamo, o di come ci piacerebbe essere, o di come vorremmo diventare. Il motivo principale per cui iniziamo a scrivere è perché crediamo che la nostra storia insegnerà qualcosa, certamente risveglierà, prima di tutto in noi e poi auspicabilmente nei lettori, un’emozione.

Il personaggio principale avrà un ruolo primario nella storia, condurrà l’azione, ne sarà il protagonista. Quale che sia il genere di avventure che egli vivrà, realistiche, paurose, fantastiche, la sua personalità deve essere fortemente e dettagliatamente caratterizzata: il protagonista è infatti il personaggio che focalizza su di sé la simpatia e l’immedesimazione del lettore. Per ottenere questo risultato non bastano solo le azioni che egli compie, ma sono ben più importanti le motivazioni alla base delle stesse, i suoi sentimenti.
Nei fumetti classici, il protagonista è un eroe, generoso, coraggioso, disposto al sacrificio per il bene comune. Nei fumetti più recenti questa figura eroica è evoluta verso una maggiore complessità di carattere: spesso il protagonista è un solitario o un malinconico.

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Flash Gordon e Wolverine sono due personaggi che tutti (ammettiamolo, grazie al cinema!) conosciamo... L’universo del fumetto è ben più ampio e complesso. Lasciamoci guidare dalla curiosità per esplorare e approfondire la conoscenza di altri eroi.

Un esempio significativo è il personaggio classico di Flash Gordon creato da Alex Raymond nel 1934; sempre impegnato a combattere sul lontano pianeta Mongo il tiranno Ming il crudele, Flash è un personaggio tutto d’un pezzo, bello, atletico, vincente, senza sfumature, coinvolto in storie semplici e immediate.
Al contrario, il Wolverine immaginato nel 1974 da Len Wein, John Romita Senior e Herb Trimpe, ma portato al successo da Chris Claremont e John Byrne, negli anni è diventato uno degli eroi più sofisticati e caratterialmente complessi della storia del fumetto. Il misterioso Logan, infatti (Wolverine è il nome in codice affibbiatogli dal dipartimento di difesa del Canada) è un immortale dal passato a dir poco complesso, sempre in bilico tra follia omicida e sentimenti radicali, soprattutto nei suoi rapporti con l’altro sesso.

Nathan Never

Per tradizione il protagonista è anche bello. Di bell’aspetto, o di alti sentimenti, ispirato da nobili valori, coraggioso, magari anche giovane.
Per restare nell’ambito dei fumetti della scuola italiana, pensiamo a Tex Willer, il ranger del West creato nel 1948 da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galeppini, o ai più recenti Martyn Mystère, il detective dell’impossibile creato da Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini nel 1982, o a Nathan Never, l’agente speciale Alfa ispirato a Rick Deckard del film Blade Runner, creato da Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna nel 1991, tutti per la Bonelli editore.
Un’eccezione è Diabolik, delle sorelle Giussani, uscito nel 1962 per Astorina Editore: è un ladro freddo e sicuro di sé, il cui unico scopo è accumulare ricchezze e vincere le sfide di nuove rapine sempre più impossibili. Ma, diciamolo, anche Diabolik è decisamente bello, come lo è la sua compagna Eva Kant.

Hulk

Hulk

Essere brutto (o perlomeno dotato di tratti somatici peculiari) è più tipicamente il ruolo riservato all’antagonista, o alla spalla. Ma non sempre è così...
Pensiamo a Hulk, creato nel 1962 da Stan Lee e Jack Kirby. Lo scienziato Bruce (a volte David) Banner, colpito dalle radiazioni Gamma, invece di morire, si trasforma, quando in stato di agitazione, in un mostro invincibile color smeraldo, che viene denominato la carcassa (hulk, appunto, in inglese) a causa delle sue dimensioni. Banner è un uomo timido e magro, munito di occhiali; Hulk (che rappresenta lo sfogo delle sue pulsioni più nascoste) diventa gigantesco e mostruoso. Ma, pur sempre, i due sono simboli che hanno il potere di raggiungere il cuore di milioni di lettori e spettatori.

Più spesso il protagonista è un uomo, ma non mancano eroine donne. A volte sono figure che affiancano l’eroe e ne condividono le imprese (per esempio la Donna invisibile dei Fantastici Quattro, creati da Stan Lee e Jack Kirby nel 1961, per la Marvel). O nascono come controparte dei loro colleghi uomini, di cui riprendono in parte anche il nome: Supergirl (creata da Otto Binder e Al Pastino nel 1958, per la DC Comics, come controparte femminile di Superman), Batgirl (creata da Bob Kane e Sheldon Moldoff nel 1961, sempre per la DC comics, come controparte femminile di Batman). Hanno un ruolo autonomo invece Phantom Lady (creata dallo studio Eisner & Iger nel 1941 per la Quality Comics), figlia di un senatore degli Stati Uniti, che lotta contro il crimine con l’ausilio di un proiettore di luce nera che acceca i suoi nemici e la rende invisibile, o anche Wonder Woman (di William Moulton Marston, 1941, per la DC Comics).

Catwoman

Catwoman

Catwoman, creata da Bob Kane e Bill Finger nel 1940, è una voce controcorrente. È una supercriminale dedita alle rapine come unico modo per procurarsi la ricchezza, prima, e come antagonista di Batman poi. Solo più di recente si riscatterà affiancando in alcune avventure proprio Batman, nella lotta contro il male.

Accanto al protagonista, non può mancare l’antagonista, un secondo personaggio principale che si oppone al protagonista e che potremmo chiamare, per semplicità, il nemico. Senza nemico, senza contrasto, non c’è azione e quindi non c’è racconto. Se il protagonista non incontra un antagonista, il suo valore non emerge, egli non trova motivo per agire. Il cattivo spezza l’equilibrio di normalità in cui di solito siamo immersi all’inizio di una storia, e agisce sempre per una precisa motivazione: la brama di potere (vuole conquistare il mondo o addirittura l’intera galassia), o un rancore che viene dal suo passato, o ancora per conseguenza di una tragedia o di un evento catastrofico ambientale. Sono famosi antagonisti Joker per Batman, eccentrico, folle omicida, o Lex Luthor per Superman, geniale ma con personalità disturbata, o ancora Flattop Jones (Testapiatta Jones) criminale assoldato per assassinare Dick Tracy, che divenne talmente popolare tra i lettori da causare proteste quando l’autore, Chester Gould, lo fece morire.

Una terza figura essenziale, che si inserisce in quasi tutti i racconti, è generalmente una figura femminile (ma attenzione, possiamo ribaltare questi ruoli, mescolarli, alterarli come ci pare), che può essere per esempio la classica «damigella in pericolo» che il protagonista aiuta o salva, o anche la fidanzata del nostro eroe che, con l’evolversi dei tempi, è diventata sempre di più non solo una compagna, ma una protagonista alla pari. Per permettere alla personalità dell’eroe di arricchirsi ed esprimersi in modo più completo occorre, infatti, un personaggio che ne rappresenti l’interesse sentimentale.

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Se osserviamo la struttura dei più importanti classici della letteratura potremo semplificarla, al grado estremo, secondo questo schema:
Ragazzo incontra ragazza → Qualcuno li ostacola → L’amore trionfa.
Inizio, svolgimento, fine: è la trama classica che mai ci stancheremo di sentirci raccontare. L’amore può anche non trionfare alla fine, ma è un’evenienza meno frequente. Anche in Romeo e Giulietta, che ha finale drammatico, l’amore in qualche modo trionfa comunque!

Superman, per esempio, è a tutti gli effetti un alieno, inviato sulla Terra dai suoi genitori, per salvarlo dalla distruzione del suo pianeta natale, Krypton. La sua indole è buona, la sua personalità emerge attraverso il suo rapporto con la famiglia adottiva, con i concittadini, da come utilizza i suoi straordinari poteri a fin di bene. Come renderlo più vicino caratterialmente e sentimentalmente a noi? Gli autori Jerry Siegel e Joe Shuster giocano la carta dell’amore. Superman, quando si innamora della bella Lois Lane, diventa più umano, più comprensibile, più vicino alla nostra sensibilità. Sono i sentimenti che muovono le azioni dei protagonisti.

Il Numero Uno, del Gruppo TNT.

Il Numero Uno

Protagonista e antagonista non possono agire da soli. Perché la storia possa articolarsi e si crei un intreccio credibile, i due personaggi principali agiscono con la complicità e l’aiuto dei loro amici. Avremo quindi, almeno, la spalla del protagonista e il servo dell’antagonista.
La necessità di questi personaggi di appoggio è presto spiegata: uno dei meccanismi più comuni delle storie, non solo delle storie a fumetti, è che il cattivo può essere sconfitto solo se a un certo punto qualcuno lo tradisce. In un racconto avventuroso, spalla e servo hanno personalità fortemente caratterizzate, sono figure grottesche, a tratti umoristiche, sono figure in qualche modo eccessive, che hanno la funzione di alleggerire il ritmo. In un racconto drammatico il loro ruolo è diverso, possono diventare interlocutori dei personaggi principali, le loro voci assumono il ruolo di riflessione razionale e lucida sugli eventi in corso, permettono inserimenti di imprevisti, colpi di scena, ribaltamenti di situazioni.
Una storia senza ampliamento del raggio di azione dei personaggi, senza una riflessione più ampia sull’ambiente attorno a loro sarebbe troppo semplice e poco interessante.
Sono spalle famose Robin, il ragazzo meraviglia apparso nel 1940 al fianco di Batman per mano dei suoi autori Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson, o Il Numero Uno di Alan Ford, del gruppo TNT, il grande vecchio fondatore del gruppo e ombra di Alan Ford, creato da Max Bunker e Magnus nel 1969.

In sintesi, la carta d’identità di tutti i nostri personaggi dovrà contenere:

  1. Nome e cognome o appellativo di fantasia;
  2. Caratteristiche fisiche (età, fisionomia, statura e così via);
  3. Caratteristiche psicologiche (è socievole o introverso, timido o esuberante e così via);
  4. Come si veste;
  5. Come parla;
  6. Come vive la sua giornata tipo (se lavora, che lavoro fa; se studia, che tipo di passioni ha e così via);
  7. Come sono i suoi amici;
  8. Dove vive;
  9. Che abitudini ha.

Ogni personaggio deve essere riconoscibile a prima vista. Dovrà avere qualche peculiarità unica, riservata solo a lui: questa sua esclusiva potrà essere, per esempio, una foggia di capelli particolare (per esempio Wonder Woman con il suo diadema, o Tempesta degli X-Men con la sua chioma bianca), o un accessorio da cui non si separa mai (per esempio le stringhe rosse delle scarpe di Dylan Dog e il suo inseparabile clarinetto, o ancora gli occhiali di Clark Kent o la macchina fotografica di Peter Parker), o un intercalare del linguaggio (tutti noi abbiamo sentito citare le celebri frasi: Ebbene sì, maledetto Carter! oppure Dice il saggio … o ancora E l’ultimo chiuda la porta! da Nick Carter, fumetto di Bonvi e Guido De Maria; o Giuda ballerino da Dylan Dog di Tiziano Sclavi), o una stranezza qualsiasi che lo renda umano, credibile.
Per i personaggi più importanti, certamente per il protagonista e l’antagonista, è necessario ricostruirne anche il passato.
Scoprire a poco a poco le loro esperienze passate darà maggior spessore alla loro vita, aiuterà a comprendere o a prevedere le loro reazioni. Fornirà una risposta all’interrogativo principale che i lettori si pongono: Cosa spinge il protagonista (o l’antagonista) ad agire così?

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