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SOGGETTO

sequenze

scaletta

Il soggetto è il riassunto completo della storia, ne presenta le sequenze (inizio, svolgimento, finale). È il presupposto fondamentale per la stesura della scaletta, che elenca in modo logico e ordinato tutte le scene.

Cerchiamo di approfondire.

LA STORIA


Stabilita l’idea che vogliamo sviluppare, definiti chi siano i personaggi e quali i loro caratteri, tracciata la loro carta d’identità, occorre strutturare il percorso narrativo. L’idea e il racconto infatti non coincidono. Il racconto deve svolgersi secondo un preciso ritmo, che alterni scene descrittive a scene di azione, che tenga desta l’attenzione del lettore e che allontani il nemico numero uno di uno scrittore (e del pubblico), la noia.

Il percorso di scrittura di una storia si può dividere in diversi passaggi:

  1. Il soggetto;
  2. La scaletta;
  3. La sceneggiatura vera e propria.

Il soggetto è il riassunto completo della storia, include il titolo e un’introduzione che spiega le motivazioni dei personaggi, la spinta che li muove, l’ambiente in cui vivono e agiscono.
Nella stesura del soggetto, dovremo ricordarci di presentare tutti i personaggi per nome, e quando sono protagonisti nuovi e non ricorrenti o già noti al pubblico dovremo descriverne in poche parole il carattere e le prerogative.
Ecco le caratteristiche principali del soggetto:

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Il mestiere dello scrivere è un mestiere a togliere. Nell’elaborare la sintesi del soggetto capiremo certamente di dover rinunciare (o meglio, archiviare per successive storie) a molti degli spunti che ci hanno convinto a cominciare a narrare la storia in questione. Il nostro cervello lavora molto rapidamente e, quando abbiamo un’idea, siamo naturalmente portati a innamorarcene, e quindi a esagerare, ad aggiungere. E a trovare buone tutte le idee che si accumulano una sull’altra, a giudicarle tutte potenzialmente adatte al nostro racconto. Invece il racconto, per essere efficace, deve essere sintetico, chiaro, essenziale.

  1. In tutto non deve essere più lungo di una pagina o poco più (la classica cartella di stampa, a 2000 caratteri, spazi inclusi);
  2. Deve essere scritto usando i verbi al tempo presente;
  3. Deve contenere chiari ed espressi in modo molto schematico gli elementi cardine della storia: dove si svolge, quando si svolge, chi sono i personaggi coinvolti, qual è la missione del protagonista, lo scopo del suo agire.

Non servono i dettagli, non è qui che riporteremo i dialoghi tra i personaggi, per esempio. Dalla lettura del soggetto deve emergere chiaro l’intreccio. Facciamo un esempio: se siamo alle prese con il finale di una storia gialla, non basterà scrivere «Alla fine John capisce chi è l’assassino». Dovremo spiegare qui, nel soggetto, come fa a capire chi sia l’assassino, quali siano gli indizi che lo rivelano.
Il soggetto contiene, in forma schematica, lo svolgimento completo delle tre fasi della storia: inizio, sviluppo e fine. Lo svolgimento è il cuore della storia, la sua struttura, spiega come avvenga il passaggio da un evento a un altro, secondo una successione di fatti che deve essere innanzitutto credibile, logica.
Lo svolgimento deve presentare in brevi sezioni (sequenze) le scene principali del racconto, in modo che sia chiaro come evolverà la storia. In questo modo potremo anche, in qualche modo, testare la nostra idea. Già nello scrivere il soggetto, che ci obbliga a mettere su carta, per la prima volta, in sequenza logica le scene, potremmo accorgerci che è necessario qualche ritocco, qualche correzione alla nostra idea originaria.

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Nel numero 681 della serie di Batman, lo sceneggiatore Grant Morrison fa uscire di scena il supereroe. Batman muore mentre si trova su un elicottero che precipita esplodendo, durante l’ultimo combattimento con il criminale Doctor Hurt. Il suo corpo non viene mai ritrovato.
Nella tavola finale ricompare il primo Robin con in mano la maschera da pipistrello.
Che ne è stato di Batman? Chi sarà il difensore di Gotham City e del mondo?

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QUALCHE DATO
Se lavoriamo su commissione, avremo a nostra disposizione un numero di pagine predefinito.
Ogni volume delle serie bonelliane prevede dalle 94 alle 288 pagine al massimo.
Su un albo di tipo Bonelli di circa cento pagine, vanno previste una ventina di scene. Su altri formati esse potranno essere di più o di meno.

Il finale del racconto dovrebbe avere carattere morale, deve insegnare o dimostrare qualcosa. Non può deludere lo spettatore. L’eroe non necessariamente deve vincere, certamente può anche perdere: un finale morale non corrisponde necessariamente a un finale a lieto fine. Anche il sacrificio dell’eroe in nome dei suoi ideali è una soluzione possibile. Dipende soprattutto dal tipo di prodotto cui stiamo pensando. Se la storia è singola e non avrà sviluppi successivi in altre «puntate », allora la fine potrà essere realmente una fine, in cui il protagonista potrà persino morire. In linea di massima, però, nel fumetto le storie sono seriali, il protagonista compare in più storie, perciò la fine non potrà mai essere una chiusura definitiva. Il protagonista perciò non muore, anzi, all’interno del finale troveremo già le premesse per una successiva storia, per una puntata che seguirà. Il finale in questo caso prepara la strada alla successiva storia, mensile o settimanale che sia.

Una soluzione ancora diversa è tipica dei racconti horrorifici o fantastici: si tratta del ribaltamento del finale. L’ultima sequenza (che spesso si svolge dopo l’apparente conclusione della storia) lascia aperta una seconda possibilità, o presenta un colpo di scena che ribalta decisamente l’aspettativa del lettore (è quello che, spesso, viene chiamato controfinale).

Abbiamo scritto e verificato il soggetto. Siamo pronti per passare alla sceneggiatura?
Non ancora. Ci manca la scaletta.
La scaletta è una versione estremamente più dettagliata del soggetto. In essa lo sceneggiatore riporta un elenco di tutte le scene, una per una, separandole e numerandole. Questa è un’ulteriore fase di verifica della struttura della nostra storia: infatti il numero delle scene è determinante per definirne la lunghezza. Troppe scene renderanno la storia confusa: dovremo eliminarne qualcuna.
Scene troppo lunghe possono essere noiose. Anche qui dovremo tagliare, accorciare, aggiustare. Una scaletta può durare dalle tre alle cinque cartelle dattiloscritte, con una riga bianca che separi ogni sequenza numerata, per chiarezza di lettura.

Scaletta
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